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Le Rocce SEDIMENTARIE

8 Luglio 2007 (00:33) | Commenti disabilitati

Il paesaggio vulcanico e sedimentario che costituisce il comprensorio Tolfetano è modellato dal corso del Fiume Mignone e dei suoi affluenti. Il Mignone, nel suo tratto di media valle, attraversa la Riserva naturale Monterano per circa 8 Km, segnando abbastanza nettamente il confine tra il settore con rocce sedimentarie, sulla sua destra idrografica, e quello vulcanico, in sinistra. Le rocce sedimentarie sono quelle originate da processi erosivi e di disgregazione di rocce preesistenti ad opera del mare, dei corsi d’acqua, del ghiaccio, del vento o dalla successiva deposizione e consolidamento dei detriti, quasi sempre dopo una fase di trasporto da parte degli stessi agenti che abbiamo citato. I terreni di origine sedimentaria sono qui costituiti da “Unità alloctone” cioè da intere formazioni rocciose, spesse centinaia e centinaia di metri, originatesi molto lontano, sul fondo di antichi mari o in ambienti costieri, e “trasportate” per centinaia di chilometri da quelle forze interne al nostro Pianeta che hanno spostato interi continenti, innalzato catene montuose e creato nuovi mari. La più importante di queste formazioni è quella dei "Flysch tolfetani”. Questo strano nome di origine svizzero-tedesca indica rocce originate da enormi frane sottomarine createsi nell’intervallo tra il Cretaceo ed il Paleogene, cioè tra 65 e 23 milioni di anni fa. All’interno di questa formazione troviamo serie di rocce quali gli argilloscisti varicolori (Cretacico medio), costituiti da argille scistose (cioè formate da tanti “foglietti” di roccia argillosa sovrapposti) e la ben più dura e compatta Pietraforte (Cretaceo Superiore - Paleocene). L’ambiente in cui si sono formati era quello di un mare temperato-caldo, non molto profondo e non lontano dalla costa e dalle foci di fiumi che trasportavano enormi quantità di sedimenti che, periodicamente, davano origine a gigantesche frane sottomarine. Il vero e proprio flysch argilloso - calcareo (Cretaceo superiore - Paleocene), costituito da argille e calcari marnosi (sono rocce calcaree “sporche” per la presenza di una cospicua componente di argilla), costituisce gran parte degli affioramenti sedimentari all’interno del territorio della Riserva Naturale (zone della Bandita, Monte Angiano, Monte Ciriano). Interessante la presenza di pietra paesina, una roccia assai decorativa formata da tante piccole fratture e settori di forma geometrica con diversa colorazione dovuta alla presenza di ossidi. Più limitati i settori con rocce argillose più recenti, formatesi sul fondo del mare pochi milioni di anni fa (ma rimaste sul posto, senza grandi spostamenti come avvenuto per i fondi dei mari più antichi), quando le uniche zone emerse di questo settore del futuro Lazio costiero era costituito da una serie di isolotti vulcanici. Oggi i rilievi dei Monti della Tolfa, di Monte Calvario, che svetta per 545 m s.l.m. sull’abitato di Canale Monterano, dei Monti Ceriti ci ricordano le isole sparse sull’antico mare, soprattutto quando, qualche giorno all’anno, in autunno, emergono dalla fitta nebbia di fondovalle. Le rocce sedimentarie sono ricche, in questo territorio, di argille e ciò le rende assai impermeabili: l’acqua non riesce ad infiltrarsi ed il sottosuolo è quasi privo di falde idriche. Le colline di origine sedimentaria sono quelle più soggette all’erosione, soprattutto dove manca il bosco o dove il pascolo è eccessivo: i valori di trasporto solido (cioè la quantità di detrito che viene trasportata dai corsi d’acqua) registrati evidenziano un indice di erosione elevato, quantificato in 682 tonnellate/Kmq/anno di terreno eroso e trasportato a mare. La forma di paesaggio che deriva da queste rocce e dall’intensa erosione cui sono sottoposte è caratterizzata da colline dai versanti “dolci”, poco inclinati e valli molto aperte. Da qui l’importanza di assicurare la protezione dei boschi e delle aree cespugliate, queste ultime essenziali per la tutela del suolo e la rinnovazione del bosco, e la corretta gestione dei pascoli, dove il numero dei capi non deve superare la capacità di carico, cioè la quantità di capi che quel terreno, come produttore di alimento può sopportare in un dato periodo senza subire degrado della copertura vegetale e, quindi, erosione.


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