Gli Ambienti Forestali

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Dal punto di vista strettamente vegetazionale (ricordiamo che il termine “vegetazione” indica la “comunità” delle piante di un dato luogo o regione, con le loro relazioni e i rapporti con il loro ambiente, il clima, il tipo di roccia presente, la disponibilità di acqua, ecc.) i boschi prevalenti nella riserva naturale sono costituiti da querceti con cerro (Quercus cerris), rovere (Quercus petraea) e, nelle zone più aride e assolate, roverella (Quercus pubescens), ma anche da altre tipologie di bosco, anche se va detto che la forma di governo dei boschi ha favorito la riproduzione del cerro, usato esclusivamente per produrre legna da ardere, a discapito delle altre specie, ritenute di scarsa importanza. I ripetuti tagli di ceduazione, con turni assai ravvicinati sino a qualche decennio fa, ed il pascolo troppo intenso hanno fatto si che le piante si riproducessero prevalentemente per rinnovo dei polloni; in una gestione nell’ottica della silvicoltura naturalistica, più consona ad un’area protetta, è necessario favorire l’evoluzione verso cedui composti o fustaie, consentendo così il rinnovamento delle piante prodotte dai semi, con la conseguente espressione della variabilità naturale.

La cerreta è presente quasi ovunque su substrato calcareo, prediligendo suoli asciutti e moderatamente acidi, poveri in nutrienti, dalle quote più elevate fino al greto dei fiumi a contatto con l’ontaneto. Si rinviene anche sulla sommità delle forre vulcaniche in prossimità dei coltivi. Dal punto di vista strutturale si presenta come un bosco ceduo con un’altezza media di 7-10 m (in alcuni tratti ceduo invecchiato di 25-30 anni). Lo sviluppo del bosco dipende molto dalle caratteristiche e dalla profondità dei suoli: sui pendii o in aree con suolo sottile, compaiono molte specie della lecceta (Quercus ilex, Erica arborea, Phillyrea latifolia), mentre in aree a suolo profondo la composizione è quella tipica dei Quercetalia pubescentis. Nello strato arboreo compaiono oltre al cerro, alla roverella e alla rovere, al carpino bianco (Carpinus betulus) e al carpino nero (Ostrya carpinifolia) troviamo un’altra quercia, il farnetto (Quercus frainetto), di areale balcanico come l’albero di Giuda (Cercis siliquastrum).

Nel sottobosco troviamo specie quali Buglossoides purpurocoerulea, l’asparago (Asparagus acutifolius), la robbia (Rubia peregrina), il caprifoglio etrusco (Lonicera etrusca), la viola (Viola suavis), MeIittis melissophyllum, il tamaro (Tamus communis), il corniolo (Cornus mas), l’acero campestre (Acer campestre), la fusaggine o “berretta del prete", per la caratteristica forma delle sue bacche (Euonymus europea), ed il biancospino  (Crataegus monogyna).

Nel “rifugio” costituito dalle forre troviamo comunità a carpino bianco che si rinvengono nella forra del Bicione e in alcuni tratti del corso del Mignone (sotto l’antico abitato di Monterano). Questi boschi, spesso assai folti, prediligono suoli asciutti e acidi, anche se poveri in nutrienti, comunque più freschi acidi rispetto a quelli della cerreta.

Assieme ai carpini troviamo altre latifoglie a foglia caduca, con qualche isolato ma importante esemplare di faggio, qualche tratto di castagneto di origine artificiale, acero di monte (Acer pseudoplatanus), agrifoglio (Ilex aquifolium), nocciolo (Corylus avellana). Particolarmente significative la presenza del faggio, che normalmente, nell’Italia Centrale si rinviene ad almeno 800 metri di quota ma che qui, come in altre zone del comprensorio (faggete di Oriolo, Bassano e Allumiere) trova un ambiente abbastanza fresco e umido da consentire la sua sopravvivenza, assieme all’agrifoglio. La forra è il regno delle felci tra le quali il gigante della flora italiana, la felce florida (Osmunda regalis) che assieme alla rarissima lonchite minore (Blechnum spicant) e alle altre felci (Anogramma leptophylla, Phyllitis scolopendrium, Polystichum setiferum e Anthyrium filix-foemina) ci riportano ad antiche foreste di clima fresco-umido.

Aspetti particolarmente rappresentativi e pittoreschi di questo tipo di bosco sono osservabili attraversando il “sentiero rosso”, nel tratto compreso tra la cascatella della “Diosilla” e la confluenza del Fosso Palombara nel Torrente Bicione.

Importanti comunità a leccio (Quercus ilex) si rinvengono solitamente sui pendii pressoché verticali che dominano le forre vulcaniche, ma anche su terreni calcarei. Si tratta di tipiche comunità di ambiente mediterraneo su suoli non eccessivamente asciutti, acidi, spesso molto poveri in nutrienti. Nello strato arboreo troviamo pressoché esclusivamente il leccio, accompagnato dal meno diffuso orniello (Fraxinus ornus); nello strato arbustivo è diffusa l’erica (Erica arborea), il corbezzolo (Arbutus unedo), la fillirea (Philliyrea latifoglia), l’edera (Hedera helix), il pungitopo (Ruscus aculeatus) e il viburno (Viburnum tinus). Interessanti un piccolo lembo di gariga a cisto (Cistus salvifolius) su alcune rocce che guardano il Fosso della Palombara e un popolamento a ginepro (Juniperus communis), presso una lecceta sul confine settentrionale della riserva naturale. Dove il terreno è povero e abbondano le rocce è diffusa un’altra pianta “orientale”: il bagolaro o spaccasassi (Celtis australis), albero che può assumere dimensioni imponenti e il cui tronco, chiaro e rafforzato da “contrafforti”, ricorda le specie delle foreste tropicali: magnifici esemplari sono presenti sul pianoro di Monterano o sulla selvaggia Greppa delle Scalette.

Di grande importanza la presenza della fascia di vegetazione ripariale sulle sponde del Fiume Mignone e di altri corsi d’acqua della zona (tra l’altro oggetto di particolare tutela in quanto habitat prioritario nel Sito di Interesse Comunitario). Questa fascia è costituita da boschetti impostati su banchi di ciottoli e sabbie, su suoli costantemente umidi ma non ba­gnati, moderatamente acidi e ricchi di nutrienti derivanti dal continuo apporto di materiali vegetali trasportati dalle acque. L’altezza media dello strato arboreo è sui 15 m e con spessore della formazione non superiore a 3-10 m dalle rive del Torrente Bicione, del Fiume Mignone e del Torrente Rafanello, a causa della presenza di coltivi e pascoli che esercitano una continua pressione sul bosco umido-relitto. Lo strato arbustivo, assai impoverito, è caratterizzato da rovo e olmo, mentre nello strato erbaceo quelle maggiormente legate all’umido sono Polygonum mite, Polygonum hydropiper, Carex remota, Apium nodiflorum, Equisetum arvense, Blechnum spicant, Osmunda regalis.

Si ha qui la prevalenza assoluta di ontano (Alnus glutinosa), spesso con esemplari di notevoli dimensioni. Più rari i salici (Salix alba, S. purpurea) che intrecciano i loro rami da una sponda all’altra costruendo le caratteristiche “formazioni a galleria” di grande valore paesaggistico. Presente anche qualche pioppo (P. alba), mentre un’altra presenza interessante, anche se sporadica, è data da esemplari di tamerice (Tamarix africana). Questi boschetti debbono fronteggiare continuamente l’instabilità dei suoli su cui posano, soggetti all’erosione o al deposito di detriti, a seconda del variare del regime del corso d’acqua che, nel caso del Mignone, può subire variazioni impressionanti di portata nel corso delle stagioni o da un anno all’altro.

Prendendo in esame la vegetazione acquatica vera e propria, cioè le comunità presenti prevalentemente lungo il Mignone, si hanno comunità proprie dei depositi ciottolosi lungo le sponde e piccole isole all’interno del fiume (spesso inondate) caratterizzati da Apium nodiflorum, Mentha acquatica e Cyperus longus oltre che Polygonum hydropiper e Paspalum disticum; vegetazioni erbacee di acque poco profonde (7-20 cm) e di moderata velocità della corrente (0,5-0,1 m/s) nella quale troviamo popolamenti spesso continui di idrofite quali Nasturtium officinale e Apium nodiflorum. Sono presenti inoltre specie idrofitiche natanti e radicanti, di acque moderatamente profonde e con velocità nulla o moderata, sviluppate nei tratti più ampi del fiume, caratterizzate da Potamogeton crispus, Potamogeton natans che raggiungono valori di copertura del 100%. Nelle sponde umide come presso i laghetti della Mercareccia troviamo carici (Carex pendula), tife (Typha latifoglia), giunchi (Juncus sp.pl) ed erbe natanti o radicate quali i potamogeti (Potamogeton crispus, Potamogeton natans).

E’ di fondamentale importanza che queste comunità siano completamente preservate dall’intervento dell’uomo poiché si tratta di alcune delle formazioni con il più alto livello di naturalità di tutta la Riserva naturale. Le specie caratteristiche sono tutte rare o minacciate e meritano adeguate misure di salvaguardia.

Ultimo aggiornamento: 12.07.2007 (01:44)   Stampa Stampa