Le Erbe

La Porzione occidentale e nord occidentale della Riserva Naturale si caratterizza per la presenza di ambienti aperti, prato-pascoli e pascoli erborati o cespuglieti dove è in corso l’interminabile tenzone tra bosco e pascolo: ad una diminuzione dei capi presenti prevale il primo e viceversa. Si tratta di ambienti importantissimi, non solo dal punto di vista economico ma anche ecologico, perché ad essi sono legate molte specie vegetali e animali. Tra questi ultimi ricordiamo mammiferi come la lepre e i grandi uccelli rapaci.

Estesi su suoli argillosi, spesso sovrapascolati i prato-pascoli sono costituiti da specie quali Centaurea calcitrapa, TrifoIium resupinatum, Trifolium nigrescens e Coleostephus myconis e, non appena il pascolo diminuisce di intensità, evolvono verso i cespuglieti spinosi, grazie alla diffusione del rovo (Rubus ulmifolius).

Dove i suoli sono argillosi con ristagni d’acqua si sviluppa un prato alto in media 30–40 cm con predominanza di specie perenni e dominato da Cynosurus cristatus, Gaudinia fragilis, Ranunculus velutinus, Oenanthe globulosa e Achillea ageratum. Proprio in questo tipo di ambienti sono presenti alcuni aspetti di maggiore interesse floristico della Riserva Naturale per la presenza di numerose specie ed ibridi naturali di orchidee, concentrate prevalentemente nel rilievo calcareo-marnoso di Monte Angiano. Si tratta di almeno 29 specie di orchidee, appartenenti a 11 generi e 4 ibridi naturali.

Il tipo di uso del suolo (pascolo brado delle vacche maremmane) mantiene la cotica erbosa bassa, garantendo la persistenza di specie poco competitive come sono, appunto, molte Orchidaceae, mentre la mancanza di aratura e spietramento garantisce quella stabilità ambientale che permette la diffusione di specie a lungo ciclo vitale (per esempio ancora molte Orchidaceae). Assai diffusi, inoltre, gli insetti pronubi, che frequentano quest’area, favorendo così l’impollinazione entomofila dalla quale dipendono principalmente molte specie di orchidee.

L’area rappresenta una delle emergenze vegetazionali maggiori del Lazio e forse della Penisola, e richiede assolutamente interventi di tutela, che si possono riassumere, sostanzialmente, nel mantenimento dell’uso del territorio esistente.

Tra le specie e gli ibridi presenti, osservate e monitorate attraverso campagne di ricerca condotte in collaborazione con l’ Associazione GIROS: Anacamptis pyramidalis, Cephalanthera longifolia, Dactylorhiza maculata. Epipactis helleborine, Ophrys apifera, Ophrys bertolonii, Ophrys bombyliflora, Ophrys fusca, Ophrys holoserica, Ophrys sphegodes, Ophrys incubacea, Orchis fragrans, Orchis italica, Orchis laxiflora, Orchis morio, Orchis papilionacea, Orchis provincialis, Orchis purpurea, Orchis simia, Serapias lingua, Serapias vomeracea, Spiranthes spiralis. Ibridi naturali: Orchis morio x papilionacea, Orchis laxiflora x fragrans, Orchis simia x italica.

Sugli affioramenti rocciosi presso il ponte sul Mignone e in località Monte Angiano su affioramenti di calcare marnoso con suoIi aridi, acidi e estremamente poveri di nutrienti si possono osservare alcune tipiche comunità prative mediterranee su calcare con Trifolium scabrum, Hymenocarpus circinnatus, Brachypodium distachyum, Ammoides pusilla, Reichardia picroides e Urospermum dalechampi.

Si tratta di comunità ad elevata diversità floristica, con molte specie interessanti, da preservare da trasformazioni ad elevato impatto (scassi profondi, spietramenti, ecc.).

Un elemento di particolare interesse per la flora erbacea dell’area protetta (la flora è l’insieme delle piante che compongono una determinata area o regione della Terra, indipendentemente dai loro rapporti o dai rapporti con l’ambiente) è costituito dalla graminacea pioniera Agrostis canina, sottospecie Montelucci presente nell’ Italia centrale, che colonizza ampie zone in corrispondenza delle “solfatare” dove, grazie alla sua elevata resistenza ai suoli acidi, estremamente poveri in nutrienti, spesso saturi di acqua fortemente mineralizzata, con emissioni di anidride carbonica e idrogeno solforato, veri e propri deserti inospitali per le altre specie, e alla elevatissima resistenza al calpestio del bestiame costituisce tappeti continui e privi della presenza di altre specie.

Nell’area di Monterano antica, i prati forse più calpestati di tutta la riserva naturale sono costituiti da Lolium perenne, Plantago major, Poa triviaIis, con gruppi di ortica (Urtica dioica) a ridosso dei ruderi: per molti è solo un fastidio da togliere, ma non la pensano così i numerosi lepidotteri che depongono le loro uova proprio su questa specie.

Ultimo aggiornamento: 12.07.2007 (01:49)   Stampa Stampa