Dati di Archivio…

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Dall’esame di alcuni dati tratti da pubblicazioni tematiche di vecchia pubblicazione è possibile trarre indicazioni in merito allo stato del popolamento faunistico in questo settore della regione. Le pubblicazioni consultate, per quanto riguarda la zona interessata dal presente lavoro, sono soprattutto quelle di F. Patrizi-Montoro (1909), A. Ghigi (pubbl. 1911) e G. Lepri (pubbl. 1911).

La martora risultava “poco numerosa nel circondario di Civitavecchia, discretamente in quello di Viterbo”; la lontra segnalata nei territori di Viterbo, Corneto Tarquinia, Soriano al Cimino; il gatto selvatico “poco numeroso a Corneto Tarquinia, raro e in diminuzione nel territorio di Viterbo”; lo scoiattolo “raro nel viterbese e a Soriano al Cimino”; l’istrice “poco numeroso a Corneto Tarquinia, Viterbo, Soriano al Cimino”; il cinghiale “raro in quel di Viterbo, discretamente numeroso nel circondario di Civitavecchia, ma in forte diminuzione”; il capriolo “non numeroso a Corneto Tarquinia e nel distretto di Viterbo” (A. Ghigi).
Secondo Lepri il tasso risultava “comune nei Monti di Bracciano, Civitavecchia e Tolfa”; la martora “rara nel territorio di Viterbo” (questo dato era avvalorato dall’aumento del prezzo delle pelli da 5-6 lire cadauna di fine secolo a 40-45 lire del decennio successivo); la faina “rarissima nel Lazio e mancante nei distretti di Civitavecchia e Bracciano”; la lontra presente nel lago di Vico, nel Fiume Mignone e nel torrente Arrone; il gatto selvatico “raro sui monti della Tolfa e Bracciano”; gli scoiattoli (definiti “Gattarioni” a Bracciano e Manziana) rari; l’istrice “scarso a Bracciano, Tolfa e nel Viterbese”; il cinghiale “in scarso numero e in diminuzione nei Monti Sabbatini”; il capriolo “scarso nei distretti di Civitavecchia, Tolfa e Bracciano”.

Secondo P. Monitoro il capovaccaio risultava “abbondante nel territorio di Tolfa” dove nidificava sulle castelline; l’aquila reale presente, ma solo con esemplari erratici; “comunissimo" il nibbio reale presso Rota (con un’osservazione citata di 18 esemplari contemporaneamente sullo stesso albero!); presente il falco pellegrino sui Monti Ceriti ed il gufo reale nei boschi della zona “ove sono molti alberi annosi o ruderi”.

Pur trattandosi di osservazioni qualitative basate sull’esperienza dai ricercatori e su ricerche presso cacciatori locali, esse ci possono fornire elementi utili in merito alle variazioni del popolamento faunistico in rapporto alle trasformazioni antropiche intercorse durante il lungo lasso di tempo dalla data della loro pubblicazione. Ne risulta un quadro dove alcune specie, pur avendo subito oscillazioni (significativa la situazione della faina oggi certamente più comune della martora) si presentano ancor oggi con popolazioni stabili, altre hanno subito certamente un forte incremento (si pensi al cinghiale, oggetto di ripetuti ripopolamenti), altre ancora sono del tutto scomparse come alla lontra (presente sino agli anni ‘70 e segnalata ancor più di recente nell’Arrone), al capovaccaio, scomparso anch’esso nello stesso periodo, allo scoiattolo (presente nella cerreta di Manziana almeno sino alla fine degli anni ‘70 e oggi in fase di progressivo ritorno) e al capriolo, forse presente ancora nel secondo dopoguerra nel tolfetano e oggi reintrodottovi.

Ultimo aggiornamento: 18.07.2007 (22:25)   Stampa Stampa